Ciak si legge!

Valentina Morlacchi

Indiana Jones, archeologo avventuriero. Dalla saga di Spielberg al mercato editoriale

Indiana Jones, archeologo avventuriero. Dalla saga di Spielberg al mercato editoriale

Indiana Smith, questo il nome inizialmente pensato per l’archeologo del grande schermo famoso in tutto il mondo. Poi, George Lucas (l’autore) e Steven Spielberg (il regista) ci hanno ripensato e hanno deciso di battezzarlo Indiana Jones.

Tom Selleck, invece, l’attore scelto per la parte. Almeno, all’inizio. Selleck è vincolato dal contratto per la serie tv che sta girando, Magnum P.I., quindi non può recitare per altre produzioni. Si opta allora per l’emergente Harrison Ford, lo Ian Solo di Guerre Stellari, di cui Lucas è ideatore e regista.

Un uomo rude ma di bell’aspetto, eroe umano con alcuni difetti, cinico e disincantato quanto basta, colto professore poliglotta e avventuriero archeologo, cacciatore di reperti mitici. Cappello, frusta e tracolla sono gli accessori che lo indossa per sconfiggere il cattivo di turno. Il tutto condito con l’inconfondibile leitmotiv curato da John Williams. Gli ingredienti per una saga di successo ci sono tutti, tanto che a oggi siamo a quattro film: I predatori dell’arca perduta (1981), Indiana Jones e il tempio maledetto (1984), Indiana Jones e l’ultima crociata (1989) e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008).

Vi dico già da subito che chi scrive è una purista della serie, che rimarrà nella mia mente una trilogia: associo difficilmente il quarto capitolo della saga ai primi tre episodi, perché da piccola sono cresciuta a “pane e Indiana Jones” e quindi per me Indiana non può invecchiare. Ho visto e rivisto una quindicina di volte circa ciascuno dei primi tre film, mentre il quarto solo due volte e non mi cattura come i suoi predecessori.

A Hollywood, Spielberg ha già dichiarato che è in previsione anche il quinto film della saga, previsto per il 2019, sempre con Harrison Ford. Onestamente, non so se vorrò vederlo…temo che l’immagine avvincente del mitico Indiana Jones che c’è nella testa della piccola me, aspirante seienne archeologa avventuriera, ne risentirebbe.

Da piccola il mio preferito era Indiana Jones e il tempio maledetto. Invidiavo un po’ il piccolo aiutante di Indiana Jones, Shorty, a spasso con lui per l’India del 1935(anche se le scene esterne furono girate in Sri Lanka perché il governo indiano non aveva dato il permesso) per salvare un piccolo villaggio dal perfido sacerdote Mola Ram nel labirintico Tempio del Male. Le atmosfere sono cupe e lugubri. Cunicoli sotterranei, sacrifici umani, bambini ridotti in schiavitù, culti magici e – secondo me la parte più divertente – un banchetto a base di cervello di scimmia, minestrina con bulbi oculari, scarafaggi, serpenti e altre “prelibatezze” che disgustano il personaggio femminile, la cantante Willie Scott. Il film vinse l’Oscar nel 1985 per i migliori effetti speciali.

Questo secondo capitolo di Indiana Jones ha toni molto diversi rispetto al primo, I predatori dell’arca perduta, che è il mio preferito ora, in età adulta. Siamo nel 1931 e Indiana Jones passa con disinvoltura dall’America al Nepal all’Egitto per recuperare l’Arca dell’Alleanza, che contiene le tavole dei Dieci Comandamenti di Mosè. E’ una corsa contro il tempo: Indiana deve recuperare alcuni reperti che, messi insieme, indicano l’esatta collocazione dell’Arca e deve farlo prima dei nazisti. La compagna femminile di questa avventura di Jones è Marion, con la quale in passato ebbe una relazione e che lo accusa di averla abbandonata, lasciando trapelare che Indiana non sia proprio un esperto di relazioni con le donne.

Nel successivo capitolo, Indiana Jones e l’ultima crociata, ci appare invece un Indiana Jones più a proprio agio con il sesso femminile, affiancato questa volta dalla bionda professoressa Elsa Schneider. Siamo nel 1938 e Indiana deve ancora vedersela con i nazisti, questa volta per recuperare il Sacro Graal, dal quale Gesù bevve durante l’ultima cena. A movimentare le imprese di Indiana si aggiunge il personaggio di suo padre, Henry Jones (interpretato da Sean Connery), un professore “topo di biblioteca”, tutto l’esatto opposto del figlio. Dalla diversità caratteriale dei due nascono simpatici litigi e siparietti comici che rendono questo episodio forse il più divertente e ironico. Le scene finali esterne del film sono state girate a Petra, città della Giordania, all’interno del sito archeologico dove si trova il tempio El Khasneh. L’inquadratura della gola di roccia che conduce al tempio scolpito nella pietra e la cavalcata finale sono in assoluto le mie preferite e mi hanno fatto sognare per anni di poter vedere questo posto magico e meraviglioso…finché un giorno mi sono trovata anche io, per davvero, durante un viaggio in Giordania, in quella gola maestosa a rimirare il tempio e gli altri spettacolari monumenti all’interno del sito di Petra.

L’ultimo episodio, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, ci catapulta al 1957, in piena guerra fredda. Indiana deve fronteggiare i sovietici, capitanati da Irina Spalko (Cate Blanchett). Jones, accusato dal governo americano di avere amici tra le spie comuniste, viene congedato dalla sua cattedra e sta per rifugiarsi a Londra, quando un ragazzo, Mutt Williams, gli chiede aiuto per salvare sua madre, rapita durante la ricerca di alcuni reperti. Questa nuova avventura spingerà Indiana fino al Perù, alla ricerca dei teschi di cristallo di Akakor, dove scoprirà che la donna rapita è Marion, uno dei suoi primi amori e già comparsa nel primo episodio, e che Mutt è suo figlio.

In questo capitolo emerge chiaramente la passione di Spielberg per gli extraterrestri (già fortemente chiara in quasi tutti i suoi film).

Il successo di Indiana Jones è planetario: il suo personaggio è entrato nella storia del cinema e dell’immaginario collettivo. E’ dunque naturale che attorno alla figura dell’archeologo avventuriero per eccellenza sia proliferata la produzione di videogiochi, fumetti e libri. Sono numerose le trasposizioni in fumetto di tutte le avventure della saga. Sono stati pubblicati anche dei romanzi che riprendono esattamente la trama dei film (e che ho scovato in cartolibreria quando era una piccola fan): I predatori dell’arca perduta di Campbell Balck ed edito da Salani e Indiana Jones e il tempio maledetto a cura di Enrico Saravalli.

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Commenti
  • Alessandro

    Grandissimo Indiana Jones! Se non li hai letti, ti consiglio di procurarti anche i romanzi Indiana Jones e il tempio maledetto scritto da James Khan, Indiana Jones e l’ultima crociata scritto da Rob MacGregor e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo di James Rollins. Li ho letti tutti e li ho trovati divertenti e ben scritti, anche se quello di MacGregor mi è piaciuto un po’ meno rispetto agli altri per via di alcuni passaggi che non mi lasciavano soddisfatto. E, però, bisogna aggiungere che MacGregor è anche autore di una lunga serie di romanzi originali incentrati su Indiana Jones, alcuni dei quali tradotti in italiano.

    • Valentina Morlacchi

      Ti ringrazio molto per le dritte! Questi libri mi mancano, li cercherò sicuramente!
      🙂

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Valentina Morlacchi

Classe 1984, sono laureata in editoria all’Università di Bergamo, città nella quale vivo. Sono nata e cresciuta in una casa piena di romanzi e da piccola, anziché giocare con le bambole, mi arrampicavo sugli scaffali della libreria dei miei genitori in cerca di libri da leggere. Ora che sono cresciuta ho una libreria tutta mia, che coltivo con amore ed è in costante espansione. Amo soprattutto romanzi di narrativa americana e inglese, ma leggo tutto quello che colpisce la mia attenzione. L’altra mia grande passione è il cinema. Prediligo i registi americani e i film complicati, meglio se con un finale aperto e che, magari, devi vedere almeno due volte per capirli. Mi piace condividere con gli altri quello che scopro leggendo un libro o guardando un film. È per questo motivo che ho aperto il mio blog, Ciak, si legge! (ciak-si-legge.blogspot.com), nel quale racconto quello che un film o un libro mi hanno trasmesso, cercando di andare oltre la semplice recensione. Più che articoli, sono impressioni personali da leggere a posteriori, quando il film è ai titoli di coda o si è arrivati alla fine del libro.

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