Ciak si legge!

Valentina Morlacchi

Gli uccelli di Hitchcock, la natura si ribella all’uomo con gli effetti speciali

Gli uccelli di Hitchcock: la natura si ribella all’uomo con gli effetti speciali

Gli uccelli” (1963) è forse uno dei film più famosi di Alfred Hitchcock. L’attacco immotivato da parte di stormi di uccelli impazziti sugli abitanti di un villaggio di pescatori ha segnato la storia del cinema. E ha segnato anche me, che nutro una vera e propria fobia per i pennuti. Ma, incurante di ciò, ho guardato e riguardato – con un pizzico di masochismo – questo capolavoro che, secondo me, è un horror apocalittico che incarna uno dei miei peggiori incubi: essere aggredita da migliaia di uccelli inferociti e non uscirne viva.

Il film è conosciuto da tutti, ma non tutti forse sanno che è tratto da un romanzo. Si tratta de “Gli uccelli (1953) della scrittrice londinese Daphne du Maurier, che ha scritto numerosi romanzi gialli. Il più noto è forse Rebecca, la prima moglie (1938) da cui Hitchcock ha tratto l’omonimo film del 1949.

Hitchcock aveva letto il romanzo Gli uccelli tempo addietro e quando in seguito, nel 1961, trovò su un quotidiano locale la notizia di un’invasione di uccelli in una cittadina sulla costa, si ricordò del romanzo e da qui nacque l’idea del film. Del libro il regista mantiene solo l’idea centrale, quella dell’attacco dei pennuti, per poi sviluppare liberamente la storia che vede protagonisti Melania Daniels (Tippi Hedren nel film) e Mitch Brenner (Rod Taylor).

Melania, una giovane ricca che vive a San Francisco, e Mitch, brillante avvocato, si incontrano in un negozio di animali. L’uomo vuole acquistare una coppia di inseparabili per il compleanno della sorellina e scambia Melania per la commessa. Lei, divertita, sta al gioco. Mitch in realtà conosce bene la ragazza, che tempo prima ha avuto problemi con la legge per guida in stato di ebbrezza. Appena Mitch si fa riconoscere e ricorda a Melania lo spiacevole incidente, la donna, risentita, lo insulta. Mitch se ne va dal negozio a mani vuote, ma la ragazza, nonostante l’alterco, ne rimane comunque colpita e affascinata.

Decide così di acquistare gli uccellini e di consegnarli a Mitch di persona. L’avvocato è però partito per passare il fine settimana dalla madre, che abita fuori città, a Bodega Bay. Melania parte così alla volta del paesino di pescatori per recapitare il regalo e, giunta alla casa, lascia la gabbia nel salotto senza essere vista. Mitch però la insegue e, raggiuntala, intuisce di aver fatto colpo su di lei e le chiede di restare a cena. Questo loro incontro viene però segnato da un insolito evento: Melania è colpita da un gabbiano, che la ferisce sulla testa.

Mitch presenta Melania alla madre, che però non la apprezza particolarmente in quanto la ragazza, viziata figlia di un importante editore, è balzata agli onori della cronaca per alcuni comportamenti indecorosi. Mitch sente che Melania è invece migliore di quello che appare ed è deciso a far cambiare idea anche alla madre. Mitch passa così dalla cena all’invito a rimanere anche per l’indomani, alla festa di compleanno della sua sorellina. Melania accetta e rimane a Bodega Bay.

Anche alla festa si verifica un fatto spiacevole: i bambini vengono attaccati da uno stormo inferocito di uccelli. La sera stessa si verificherà un altro attaccato in alcune case di Bodega Bay, tra cui quella di Mitch. Gli uccelli, come impazziti, si abbattono sulle abitazioni sfondando i vetri delle finestre ed entrando dal camino. Melania decide di rimanere da Mitch per aiutarlo con la madre, visibilmente sconvolta, e la sorellina. L’indomani si verificherà un nuovo attacco, questa volta agli alunni della scuola elementare.

Barricati in casa, Mitch e Melania non riescono comunque a sfuggire agli uccelli e vengono nuovamente attaccati. Melania riporterà gravi ferite e rimarrà in stato di shock. Si rende necessario portarla in ospedale e, per farlo, devono avventurarsi fuori dalla casa. Lo scenario che si presenta loro è apocalittico: in un’alba plumbea si apre un paesaggio invaso da corvi, gabbiani e ogni genere di uccelli, tutti appollaiati come se fossero in attesa di qualcosa, forse del prossimo attacco.

Questo finale aperto, volontariamente privo della tradizionale scritta “fine”, è stato molto criticato, soprattutto dai cineasti, che hanno accusato Hitchcock di essersi allontanato troppo dal genere al quale ci aveva abituati.

Il film, in realtà, è un vero esperimento – a mio avviso ben riuscito – del regista: sono stati utilizzati effetti speciali e fotomontaggi come mai prima aveva fatto (400 scene con effetti sulle 1500 totali), tra la ricostruzione degli uccelli e gli effetti sonori che riproducono i loro versi, qui portati all’esasperazione con apparecchiature speciali. Gli uccelli sono stati in parte ricostruiti con fotomontaggi e alcuni con modelli meccanici, mentre altri sono veri e sono stati addestrati per l’occasione.

Le riprese non sono state facili né per gli attori né per la troupe, che subivano regolari attacchi da parte dei pennuti, nonostante fossero addomesticati. In particolare l’attrice Tippi Hedren è stata trovata in stato confusionale dopo un attacco (proprio come succede al suo personaggio nel film), mentre l’attore Rod Taylor è stato perseguitato da un corvo che lo attaccava immancabilmente al suo arrivo sul set.

Un altro aspetto che i critici non hanno colto, ma che è stato volutamente lasciato sospeso, è la motivazione degli attacchi. Ci si chiede infatti “perché tutti questi uccelli attaccano e uccidono le persone?”. Nel film alcuni personaggi provano a dare una loro spiegazione: c’è chi dice che si tratti della fine del mondo, chi incolpa Melania che col suo arrivo avrebbe scatenato gli attacchi, chi ancora sostiene che sia una punizione divina.

Alfred Hitchcock non ha mai fornito una spiegazione in merito. Alcuni studiosi ritengono che gli attacchi siano la metafora della natura che si ribella all’uomo, altri invece che rappresentino le rappresaglie aeree della Seconda Guerra Mondiale.

A noi non resta che meditare se si tratti di punizione divina o ribellione degli elementi del cosmo. Nella speranza che non mi succeda mai una cosa del genere

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Valentina Morlacchi

Classe 1984, sono laureata in editoria all’Università di Bergamo, città nella quale vivo. Sono nata e cresciuta in una casa piena di romanzi e da piccola, anziché giocare con le bambole, mi arrampicavo sugli scaffali della libreria dei miei genitori in cerca di libri da leggere. Ora che sono cresciuta ho una libreria tutta mia, che coltivo con amore ed è in costante espansione. Amo soprattutto romanzi di narrativa americana e inglese, ma leggo tutto quello che colpisce la mia attenzione. L’altra mia grande passione è il cinema. Prediligo i registi americani e i film complicati, meglio se con un finale aperto e che, magari, devi vedere almeno due volte per capirli. Mi piace condividere con gli altri quello che scopro leggendo un libro o guardando un film. È per questo motivo che ho aperto il mio blog, Ciak, si legge! (ciak-si-legge.blogspot.com), nel quale racconto quello che un film o un libro mi hanno trasmesso, cercando di andare oltre la semplice recensione. Più che articoli, sono impressioni personali da leggere a posteriori, quando il film è ai titoli di coda o si è arrivati alla fine del libro.

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