Ciak si legge!

Valentina Morlacchi

Chelsea Hotel, lo storico albergo di New York che racconta decenni di cultura americana

Chelsea Hotel, lo storico albergo di New York che racconta decenni di cultura americana

Il Chelsea Hotel è uno dei più famosi alberghi di New York (e dell’intera America). Esso deve la sua fama ai celebri personaggi che in passato, tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, l’hanno frequentato. Scrittori, artisti, registi, attori e musicisti hanno abitato le stanze di questo palazzo e qui, alcuni di loro, hanno dato vita alle loro opere più famose, mentre altri vi hanno trovato la morte.

 

Il Chelsea Hotel è stato progettato e costruito tra il 1883 e il 1885 dall’architetto Philip Hubert, il quale ha voluto creare un palazzo destinato principalmente agli artisti e intellettuali dell’underground newyorkese dell’epoca. Dopo la bancarotta dei proprietari, però, nel 1905 il palazzo viene trasformato in un hotel e gli 80 appartamenti che lo compongono vengono suddivisi in 300 stanze.

 

Il Chelsea Hotel inizierà ad acquisire la sua aurea bohémien e il suo alone di mistero a partire dagli anni Cinquanta, quando diventerà meta di soggiorno di scrittori squattrinati, alcolizzati e drogati. Stiamo parlando di Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso e Allen Ginsberg, per citare i più noti tra gli scrittori della Beat Generation. Le stanze del Chelsea Hotel diventano per loro un luogo di incontro, riflessione e ispirazione (oltre che di sbornie collettive). Pare che sia proprio qui che, nel 1951, Kerouac scrisse il celeberrimo romanzo On the Road (pubblicato nel 1957), l’opera simbolo del movimento Beat. Si può immaginare Kerouac, seduto in un angolo buio della stanza illuminata solo da una candela, chino su un tavolino a scrivere di getto con una matita – era così che preferiva scrivere – le sue opere, sotto effetto di alcol e droghe.

 

Non ci sono solo scrittori Beat a frequentare le squallide stanze del Chelsea Hotel: Mark Twain, Arthur Clarke, Leonard Cohen, Arthur Miller (il quale vi si rifugiò dopo la rottura con Marilyn Monroe), Gore Vidal, Tennessee Williams, Simone de Beauvoir, Jean-Paul Sartre, Thomas Wolfe e Charles Bukowski, per citarne solo alcuni. Questo hotel, ricettacolo delle più fervide menti della letteratura americana di quel periodo, è entrato nella storia della cultura anche per aver successivamente ospitato registi del calibro di Stanley Kubrick e musicisti leggendari quali Patti Smith, Iggy Pop, Édith Piaf, Bob Dylan, Alice Cooper, Janis Joplin, Pink Floyd, Jimi Hendrix, Peter Walker, Sid Vicious, Leonard Choen e molti altri ancora.

 

Anche artisti e pittori, soprattutto negli anni Sessanta, avevano l’abitudine di soggiornare al Chelsea. Tra i più famosi Andy Warhol, fautore della pop art, e i suoi seguaci della Factory newyorkese, e Jackson Pollock, il quale pare abbia vomitato sul tappeto della sala da pranzo proprio mentre Peggy Guggenheim, celebre gallerista e sua futura mecenate, si trovava lì per lavoro.

 

Con questo lungo elenco di celebrità e leggende, non stupisce che oggi nell’hotel, da poco riaperto dopo una ristrutturazione, si effettuino visite guidate per mostrare al pubblico e ai turisti la grandezza e la vivacità intellettuale che un tempo lo abitavano.

Tuttavia, il Chelsea Hotel è anche ricordato per alcune tragedie che proprio lì si consumarono: Sid Vicious, il cantante del gruppo punk Sex Pistols, sotto effetto di droghe e alcol accoltellò, uccidendola, la fidanzata Nancy Spungen il 12 ottobre 1978. La sequenza del loro litigio trasformatosi in omicidio è ricostruita nel film Sid & Nancy (1986) di Alex Cox, che riproduce fedelmente la stanza in cui il delitto è avvenuto e lo squallore nel quale vivevano molti avventori dell’albergo, trasformatosi in quel periodo in un covo di sfaccendati nullatenenti.

 

Dieci anni prima, nel settembre del 1968, lo scrittore Charles Jackson, che soffriva di alcolismo, si è tolto la vita suicidandosi proprio nella sua stanza.

Il Chelsea Hotel, ubicato in una metropoli in continua evoluzione, è stato un luogo di passaggio per numerose eccellenze letterarie e artistiche e teatro di grandi cambiamenti epocali. I muri delle sue stanze sono stati testimoni di piccole e grandi rivoluzione culturali e sociali di un’America contraddittoria, soprattutto negli anni Sessanta. Nella stessa città – e nello stesso albergo – si sono infatti susseguiti artisti molto diversi tra loro, ciascuno rappresentante, a modo proprio, un aspetto dei grandi cambiamenti che stavano investendo gli Stati Uniti. Da un lato, infatti, ci sono gli scrittori della Beat Generation degli anni Cinquanta, incompresi dai loro contemporanei ma che hanno successivamente ispirato molti giovani contestatori dei movimenti del ’68 che si battevano per l’emancipazione di afroamericani, donne e omosessuali, combattendo contro i falsi moralismi del sistema americano. D’altro canto, ci sono invece gli artisti della pop art, guidati dal guru Andy Warhol, figura ambigua che, nel volersi beffare del consumismo americano, è diventato egli stesso parte integrante del sistema, trasformandosi in un “re Mida” dell’arte pop e acclamato amico delle star.

 

Decenni di storia americana passati per le stanze del Chelsea Hotel, i cui muri, se potessero parlare, rivelerebbero sicuramente molto più di quello che la storia stessa ha da raccontarci.

 

 Valentina Morlacchi

 

30 agosto 2015

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Valentina Morlacchi

Classe 1984, sono laureata in editoria all’Università di Bergamo, città nella quale vivo. Sono nata e cresciuta in una casa piena di romanzi e da piccola, anziché giocare con le bambole, mi arrampicavo sugli scaffali della libreria dei miei genitori in cerca di libri da leggere. Ora che sono cresciuta ho una libreria tutta mia, che coltivo con amore ed è in costante espansione. Amo soprattutto romanzi di narrativa americana e inglese, ma leggo tutto quello che colpisce la mia attenzione. L’altra mia grande passione è il cinema. Prediligo i registi americani e i film complicati, meglio se con un finale aperto e che, magari, devi vedere almeno due volte per capirli. Mi piace condividere con gli altri quello che scopro leggendo un libro o guardando un film. È per questo motivo che ho aperto il mio blog, Ciak, si legge! (ciak-si-legge.blogspot.com), nel quale racconto quello che un film o un libro mi hanno trasmesso, cercando di andare oltre la semplice recensione. Più che articoli, sono impressioni personali da leggere a posteriori, quando il film è ai titoli di coda o si è arrivati alla fine del libro.

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